La continuità didattica dei docenti di sostegno a tempo determinato: questa è la giusta prospettiva

Di fronte alla posizione assunta dalla UIL Scuola – scrive Vincenzo Falabella – sulla bozza di Decreto prodotta dal Ministero, rispetto alle misure per la continuità didattica dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno, sono necessarie alcune precisazioni, per fornire una panoramica completa e corretta sulla questione, come sempre si dovrebbe fare, specie trattando problemi tanto complessi e delicati, quale quello dell’inclusione scolastica». «Per il prossimo anno scolastico è possibile che un docente non specializzato sia confermato sul posto occupato quest’anno a discapito di un docente specializzato che potrebbe aspirare a quel posto per diritto di graduatoria. Ciò è lesivo non solo per il docente specializzato, perché non si garantisce il diritto di graduatoria, ma soprattutto per l’alunno disabile, che rischierà per il secondo anno consecutivo di non avere l’insegnante di sostegno specializzato»: lo ha dichiarato Giuseppe D’Aprile, segretario generale della UIL Scuola, a proposito della bozza di Decreto prodotta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, riguardante le misure per la continuità didattica dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno per l’anno scolastico 2025/2026. La bozza di Decreto, ha aggiunto D’Aprile «stabilisce che, entro il 31 maggio 2025, il dirigente scolastico raccolga l’eventuale richiesta di conferma del docente di sostegno da parte della famiglia» e che «dopo aver verificato le condizioni necessarie, comunichi l’esito all’Ufficio Scolastico Provinciale, al docente e alla famiglia entro il 15 giugno. La conferma è possibile anche per i docenti senza specializzazione già nominati». «Un metodo che affida la scelta ai genitori – afferma il rappresentante sindacale -, soprattutto in contesti familiari difficili, rischia di favorire logiche clientelari e influenzare il consenso, compromettendo l’imparzialità del sistema scolastico statale, garante di laicità, trasparenza e pluralismo. Scegliersi i docenti equivale a trasformare l’istruzione costituzionalmente definita quale funzione essenziale dello Stato, in un servizio a domanda che risponderebbe solo ai “desiderata delle famiglie”. Per tali motivi abbiamo chiesto il ritiro del provvedimento e ci riserviamo, in caso contrario, di impugnarlo anche in sede giudiziaria, oltre a valutare la violazione dei diritti dei lavoratori in relazione al sistema di reclutamento e individuazione del personale scolastico con particolare riferimento ai docenti specializzati». A questo punto alcune precisazioni sono certamente necessarie, rispetto a una serie di elementi trascurati dal segretario generale D’Aprile. Innanzitutto lascia a dir poco stupiti che il segretario generale di una rappresentanza sindacale nazionale, quale la UIL Scuola, ignori il fatto che quella norma oggi contestata era già presente ben otto anni fa nel Decreto Legislativo 66 del 2017 (Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107), dove all’articolo 14 (comma 3) si scriveva testualmente che: «al fine di agevolare la continuità educativa e didattica […] e valutati, da parte del dirigente scolastico, l’interesse della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente e l’eventuale richiesta della famiglia, ai docenti con contratto a tempo determinato per i posti di sostegno didattico possono essere proposti, non prima dell’avvio delle lezioni, ulteriori contratti a tempo determinato nell’anno scolastico successivo, ferma restando la disponibilità dei posti e le operazioni relative al personale a tempo indeterminato». Detto poi che il provvedimento riguarderebbe solo i docenti precari non di ruolo, esso non impedirebbe affatto ai docenti specializzati aspiranti a quel posto di ruolo o precari di impedirne l’applicazione, poiché la normativa già stabilisce che non sia possibile nominare docenti non specializzati quando siano presenti e disponibili docenti specializzati. E ancora, non è corretto parlare di «metodo che affida la scelta ai genitori»: la famiglia, infatti, non sceglie, ma impedisce solo che il docente presente precario per un anno venga licenziato, come per legge. Infine, anziché chiedere il ritiro del provvedimento, come vorrebbe la UIL Scuola, sarebbe sufficiente sostituire, nel testo della norma, la richiesta della famiglia con quella del Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione (GLO), inserendola nel Piano Educativo Individualizzato (PEI), essendo la famiglia, all’interno dello stesso GLO, solo uno dei tanti membri. Di fronte infatti alla richiesta di conferma del docente precario da parte della famiglia, spetterebbe all’intero GLO di approvarla o meno. Questa, a parer nostro, è la panoramica completa e corretta della questione di cui si tratta, come sempre si dovrebbe fare, specie trattando problemi tanto complessi e delicati, quale quello dell’inclusione scolastica degli alunni e delle alunne con disabilità.

Quella norma da correggere nel nuovo Codice della Strada

Con l’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, tramite la Legge 177/24 (Interventi in materia di sicurezza stradale e delega al Governo per la revisione del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285), sono state introdotte importanti novità per chi si mette alla guida dopo avere assunto sostanze stupefacenti o psicotrope. Con la nuova disciplina, però, bisogna prestare adeguata attenzione anche all’uso di alcuni farmaci, che potrebbero determinare una falsa positività al test di controllo. Prima della riforma, infatti, la vecchia normativa puniva chi, dopo avere assunto sostanze stupefacenti o psicotrope, si metteva alla guida in stato di alterazione psicofisica. Ora invece, dopo la modifica dell’articolo 187 del Codice della Strada, viene punito «chiunque guidi dopo avere assunto sostanze stupefacenti o psicotrope», facendo pertanto venir meno il requisito della necessità di verificare lo stato di alterazione psicofisica del conducente. Questo significa che, in caso di controllo da parte degli organi competenti, le sanzioni scattano con la semplice positività al test antidroga, pur non essendovi alcuno stato di alterazione psicofisica. Si tratta di una novità che crea non pochi problemi e dubbi a chiunque utilizzi determinati farmaci che possono essere ricompresi nella categoria delle sostanze psicotrope, e a maggior ragione per le persone con disabilità le cui patologie richiedano di assumere quel tipo di farmaci o di sostanze psicotrope in dosi terapeutiche (si pensi ad esempio ai cannabinoidi ad uso terapeutico) e che possedendo la patente di guida, si debbano muovere quotidianamente per raggiungere il posto di lavoro, i luoghi di cura e/ riabilitazione o semplicemente per usare l’autovettura per esigenze quotidiane. Come detto, infatti, secondo la nuova normativa, potrebbe essere punito anche chi assume farmaci con effetti psicotropi, pur essendo egli capace di guidare in piena sicurezza. E secondo il nuovo articolo 187 del Codice della Strada, è opportuno ricordare, la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti è punita con l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e l’arresto da sei mesi ad un anno. Nel caso poi di accertamento del reato, vi è comunque la sospensione della patente da uno a due anni, con durata della sospensione stessa che viene raddoppiata quando il veicolo appartiene a una persona estranea al fatto. Ma non solo, sempre l’articolo 187 del Codice della Strada stabilisce ora che la patente sia sempre revocata nel caso di recidiva nel triennio o se il reato sia commesso da una determinata categoria di conducenti prevista dalla lettera d) del comma 1 dell’articolo 186. Infine, con la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta (anche se sia stata applicata la sospensione condizionale della pena), viene sempre disposta la confisca del veicolo con cui è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al fatto. A questo punto appare evidente la necessità di affrontare il problema dei cosiddetti “falsi positivi” nei test antidroga, perché il rischio è quello di punire ingiustamente persone che assumono medicinali prescritti legittimamente. Ad oggi non è stato formalmente elaborato un elenco di farmaci e sostanze che potrebbero determinare una falsa positività. E tuttavia, anche se solo a titolo di esempio, è possibile fare riferimento ai farmaci a base di morfina e sostanze analgesiche oppiacee, nonché ai medicinali a base di cannabis, benzodiazepine e barbiturici. Potrebbero inoltre esserci problemi anche nel caso di assunzione di antistaminici, antidolorifici, oppioidi (tra cui, come già detto, la cannabis terapeutica) ansiolitici e sedativi, farmaci per la pressione e antidepressivi triciclici: ossia medicinali, anche di uso comune, che possono avere controindicazioni sulla capacità di guida (come, ad esempio, sonnolenza e alterazione della concentrazione). Alla luce dunque di quanto evidenziato, risulta necessario, un correttivo alla normativa, pur semplicemente aggiungendo una frase quale «…fatte salve le persone che assumano dette sostanze e farmaci per scopo terapeutico a fronte di precisa prescrizione medica e nei dosaggi previsti dalla stessa» ed è in tal senso che la nostra Federazione muoverà formalmente i propri passi nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

La strada tracciata da Superando

In occasione del ventesimo anniversario di Superando, desidero esprimere profonda gratitudine per il percorso intrapreso da questa testata giornalistica, che ha saputo costruire un nuovo modo di comunicare sulla disabilità, mettendo al centro i cittadini e le cittadine prima ancora della loro condizione. In questi venti anni, Superando ha affrontato con coraggio e determinazione temi cruciali, promuovendo una cultura inclusiva e rispettosa delle diversità. In questi venti anni, Superando ha creato un forte legame con le persone con disabilità, ma ha anche raggiunto un pubblico più ampio, contribuendo ad un cambiamento di mentalità fondamentale. Ha reso la disabilità un tema che riguarda tutti, non solo coloro che la vivono direttamente. Oggi, possiamo dire con certezza che la disabilità non è più un argomento solo per pochi, ma una questione sociale che riguarda la costruzione di una società veramente inclusiva. Guardando al futuro, è chiaro che la sfida non è ancora finita. Superando ha dimostrato che una comunicazione attenta e rispettosa può abbattere barriere e pregiudizi, valorizzando le persone nella loro interezza. Sappiamo bene che la strada verso una vera inclusione sociale, educativa, lavorativa e culturale delle persone con disabilità è ancora lunga. Tuttavia, Superando ha tracciato una rotta chiara, ha dato voce a chi non aveva voce, e ha contribuito a rendere la disabilità una parte naturale del nostro mondo. Un ringraziamento particolare va a coloro che hanno reso possibile questo progetto: Franco Bomprezzi, primo direttore responsabile di Superando, la cui visione ha tracciato la strada; Giuseppe Antonio Malafarina, che ha proseguito con passione l’opera di Franco; e Stefania Delendati, attuale direttrice responsabile, che continua a guidare la testata con impegno e dedizione. Auspico che questo importante traguardo sia solo una tappa di un percorso ancora più ricco di successi e soddisfazioni, nella continua promozione dei diritti, delle pari opportunità e della dignità delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Falabella nominato Cavaliere della Repubblica

«Questo riconoscimento mi dà ulteriore motivazione per continuare a lavorare con determinazione e passione, senza mai scendere a compromessi sui diritti di cittadine e cittadini con disabilità»: a dirlo è Vincenzo Falabella, presidente della FISH e consigliere del CNEL, al quale il presidente della Repubblica Mattarella ha conferito l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. «Questo – aggiunge Falabella – non è che il frutto di un lavoro di squadra che trova il suo valore nella FISH, una rete ampia di Associazioni e Persone che quotidianamente si impegnano per un futuro più equo e giusto». «È un onore profondo ricevere questa onorificenza dal Presidente Mattarella, che ancora una volta ha dimostrato sensibilità verso l’intero mondo che rappresento. Questo riconoscimento mi dà ulteriore motivazione per continuare a lavorare con determinazione e passione, senza mai scendere a compromessi sui diritti di cittadine e cittadini con disabilità»: a dirlo è Vincenzo Falabella, presidente della FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, editrice di «Superando.it», e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), al quale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. «Questo prestigioso riconoscimento – commentano dalla FISH – segna il coronamento di un impegno costante e profondo nella difesa dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie. La nostra Federazione esprime orgoglio per l’importante traguardo raggiunto, simbolo di un costante impegno collettivo per l’inclusione e il rispetto dei diritti fondamentali delle persone con disabilità e delle loro famiglie». «Questo – aggiunge Falabella – non è che il frutto di un lavoro di squadra che trova il suo valore nella FISH, una rete ampia di Associazioni e Persone che quotidianamente si impegnano per un futuro più equo e giusto. Spero ora di vedere risultati concreti nell’attuazione di politiche inclusive che possano rispondere ai bisogni e ai diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Voglio altresì dedicare questo riconoscimento alla mia famiglia, a mia moglie Monica, a mia figlia Allegra e alle tante persone con disabilità del nostro Paese: è il loro sostegno, la loro energia e la loro forza a rendere possibile questo cammino».

Scuola: L’augurio del Cons. Falabella agli studenti e studentesse

Sappiamo tutti – perché ne siamo stati vivi testimoni – che la scuola è una grande conquista democratica, iscritta nella nostra Costituzione. La scuola è levatrice di libertà e la sua visione universale e unitaria fornisce quei necessari anticorpi all’omologazione, alla prepotenza, alla arroganza e alla disuguaglianza. La riapertura della scuola da sempre rappresenta un’opportunità, una forte ragione di impegno comune, un motivo di speranza. E’ il percorso verso il futuro del nostro paese. Per questo l’avvio del nuovo anno scolastico è sempre un momento particolarmente emozionante, ma anche vigile, per la nostra Federazione FISH e per le tante organizzazioni che compongono la nostra rete associativa. La scuola rende liberi, la cultura ci rende uguali, quella uguaglianza che soprattutto gli alunni e le alunne, studenti e studentesse con disabilità che frequentano ogni ordine e grado delle nostre scuole rivendicano da tempo. Ma come sempre accaduto in questi anni l’avvio del nuovo anno scolastico per gli alunni e alunne con disabilità è sempre stato incerto a causa di una serie di problemi “cronici” non ancora del tutto risolti: dalla carenza di continuità didattica alla mancanza di assistenti per l’autonomia e la comunicazione, al sovraffollamento di alcune classi, senza dimenticare la poca se non scarsa formazione dei docenti curricolari di scuola secondaria sulle didattiche inclusive. Non sempre si riesce ad attribuire al sistema educativo risorse e investimenti adeguati nonostante sia accresciuta sempre più in ogni ambiente, la consapevolezza del valore strategico della formazione: per la realizzazione personale dei ragazzi, per le loro future prospettive di lavoro, per l’acquisizione di una coscienza civile e democratica. La nostra Carta Costituzionale sancisce che la scuola è aperta a tutti ed è di tutti e per tutti. Non tollera esclusioni, marginalizzazioni, differenze, divari. L’inclusione è, quindi, un obiettivo di importanza fondamentale per l’intero sistema scolastico. Molti passi sono stati fatti negli ultimi decenni ma ancora tanto c’è da fare per costruire un sistema che sia effettivamente rispondente ai bisogni e alle aspettative dei nostri alunni e alunne, studenti e studentesse con disabilità. Su questo fronte non possiamo fermarci né, tantomeno, tornare indietro. Anzi dobbiamo avere il coraggio di assumere decisioni importanti come arrivare a breve a istituire una apposita classe di concorso sul sostegno. Lo chiedono i nostri studenti, le nostre famiglie, l’intero movimento associativo di questo paese. Per questi motivi l’avvio dell’anno scolastico è momento emozionante per tutti a maggior ragione per gli alunni e alunne, studenti e studentesse con disabilità. Saremo quindi vigili sentinelle, nel senso che come sempre monitoreremo queste fasi di avvio, evidenziando e denunciando ogni eventuale disguido, ogni ed eventuale violazione dei diritti fondamentali dei nostri alunni. Ci auguriamo che tutto vada per il verso giusto e che l’anno scolastico inizi per tutti e che nessuno venga escluso, contando sulla collaborazione e la solidarietà di tutte le componenti coinvolte. Auguri dunque di un buon inizio di anno scolastico a tutti i Dirigenti Scolastici, ai Docenti e a tutto il personale della scuola. Auguri alle famiglie che con tanta difficoltà accompagnano i propri figli e figlie nel loro percorso di crescita e di formazione. E soprattutto un augurio particolare a Voi, alunni e alunne, studenti e studentesse: frequentate questo anno scolastico sempre con un gioia e determinazione, con la freschezza della vostra età e sorridete sempre ai vostri compagni, ai vostri insegnanti ben sapendo che la scuola è un bellissimo luogo di crescita e di uguaglianza, di positivo interscambio con i compagni e le compagne che hanno una condizione di  disabilità. Vincenzo Falabella Consigliere CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro). Presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)

Le medaglie delle Paralimpiadi e le medaglie dei diritti

«Quando saranno archiviate le Paralimpiadi – scrive Vincenzo Falabella -, spetterà a chi nel nostro Paese governa e approva le leggi, alle diverse Istituzioni a livello centrale e locale, far capire che gli atleti e le atlete italiani che in questi giorni collezionano tante medaglie non sono “eroi della disabilità”, ma persone che come tutte le altre con disabilità rivendicano “semplicemente” una diversa cultura. Le Paralimpiadi, infatti, possono servire a contrastare tanti stigmi sulla disabilità, ma per vincere anche le “medaglie dei diritti”, servono quanto prima politiche adeguate» C’è chi sostiene che un evento come le Paralimpiadi che si stanno svolgendo in questi giorni a Parigi rappresentino una sorta di “parata di eroi con disabilità” e che manifestazioni di questo genere non portino benefìci e ricadute positive alle persone con disabilità. Ad avviso di chi scrive, però, si sta sbagliando il focus del bersaglio. Perché, innanzitutto, l’attenzione mediatica delle paralimpiadi ha portato ad alcune conseguenze senza dubbio positive. E mi riferisco, qui, innanzitutto ad una rinnovata attenzione per il linguaggio utilizzato. Sembrerà scontato scriverlo, infatti, ma finalmente si parla di persone, non più soltanto di disabili. Buona la cerimonia di apertura, conoscenza, da parte dei giornalisti, della storia delle paralimpiadi e dei singoli atleti partecipanti, buono l’uso della terminologia, persone con disabilità invece che diverssamente abili. Poco conosciuti invece i principi della Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità. Infatti in molti passaggi delle telecronache si è sentito ancora parlare di “atleti con disabilità grave” o “atleti con limitazione funzionale grave”. Altro dato positivo, quindi, da evidenziare, ancor più importante, è l’allontanamento dalla concezione medicalizzante che vede appunto le persone con disabilità come dei puri e semplici “malati da accudire”. Al riguardo, un efficace sintesi è data dalle parole pronunciate da Luca Pancalli, presidente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), quando ha ricordato che «ogni paralimpiade ha sempre rappresentato un passo in avanti nella promozione di una diversa percezione della disabilità, nel Paese ospitante e nel mondo». E che proprio «tale notevole copertura mediatica ha favorito la nascita di una nuova consapevolezza, stimolando preziose riflessioni sia sul ruolo sociale dello sport che sul concetto di abilità». È in questa prospettiva, dunque, che tra i compiti di organizzazioni come la FISH, vi siano quelli di trasferire le ricadute positive di tali eventi nel concreto, nel quotidiano, da una parte per far crescere sempre di più il numero di persone con disabilità che si avvicinano allo sport, dall’altra parte, su un piano più generale, per il riconoscimento dei diritti nella scuola, nel mondo del lavoro, nella società tutta, nei diversi àmbiti di attività in cui è possibile rintracciare l’impegno della nostra Federazione. Ma veniamo al punto. Già tra qualche settimana, quando saranno archiviate le Paralimpiadi, spetterà a chi nel nostro Paese governa e approva le leggi, alle diverse Istituzioni a livello centrale e locale, far capire che gli atleti e le atlete italiani che vediamo in questi giorni collezionare tante medaglie non sono “eroi della disabilità”, ma persone che come tutte le altre con disabilità rivendicano “semplicemente” una diversa cultura. La disabilità, infatti, non è una malattia, ma un’interazione con il mondo esterno. Ed è proprio a questo che servono gli eventi sportivi come le Paralimpiadi e non solo: a una proficua contaminazione per superare le barriere culturali, all’interazione delle persone con il mondo esterno per combatterne l’emarginazione.Per rendere questo processo di cambiamento compiuto, tuttavia, servono politiche e interventi normativi adeguatamente finanziati e applicati, gli stessi che la FISH da anni considera necessari. Serve che il mondo del lavoro si possa aprire realmente alle persone con disabilità, perché ancora oggi la forbice tra disoccupati e disoccupati con disabilità è molto ampia, e ciò deriva da un pregiudizio: quello cioè di considerare la disabilità come improduttiva.Credo allora che le Paralimpiadi possano servire a contrastare tali stigmi. Ma per far ciò, va ribadito, servono politiche adeguate, che tengano conto ad esempio del fatto che circa 300.000 alunni e alunne con disabilità frequentano le scuole italiane e che, come risulta dai dati del nostro Osservatorio, nella prima fase della pandemia essi non hanno usufruito quasi per nulla della didattica a distanza. E non solo: pensiamo infatti che sin dall’inizio della pandemia si sia verificata nei confronti di quelle ragazze e di quei ragazzi una vera e propria lesione di un diritto costituzionale, quello allo studio.E da ultimo, ma non certo ultimo, sempre a proposito di Paralimpiadi, un giusto rilievo è stato dato al fatto che nella delegazione italiana – la più numerosa di sempre – le atlete superano per numero i colleghi maschi. Questo ci fornisce lo spunto per ricordare quanto sia importante dare sempre più evidenza, anche a livello istituzionale, al fatto che le donne con disabilità devono sin troppo spesso subire una discriminazione multipla, in quanto donne da una parte, in quanto persone con disabilità dall’altra. E questo è un settore d’impegno sul quale la nostra Federazione è già concretamente al lavoro ormai da molto tempo. In definitiva, serve mettere in campo quelle politiche strutturali che rimettano al centro tutti i cittadini, compresi quelli con disabilità. Servono riforme affinché il mercato del lavoro diventi davvero inclusivo e la tutela della salute un diritto pienamente esigibile. Perché al di là delle stesse Paralimpiadi, ora serve un impegno politico concreto per tutte le persone con disabilità e le loro famiglie.

Defiscalizzare il costo lavoro domestico per aiutare le persone con disabilità e le loro famiglie

“La mancata maxideduzione per il lavoro domestico, prevista all’interno della riforma fiscale dell’IRPEF, per le assunzioni a tempo indeterminato, che dovrebbe invece riguardare quanto meno le lavoratrici e i lavoratori domestici nella gestione del lavoro di cura per le persone con disabilità e non autosufficienti, farà certamente aumentare il lavoro irregolare, rischiando anche concretamente di penalizzare le stesse famiglie, con il risultato di poter disporre di minore assistenza”. Così in una nota Vincenzo Falabella, consigliere CNEL e presidente dell’Osservatorio inclusione e accessibilità. “La defiscalizzazione in questo ambito potrebbe aiutare le famiglie alleggerendo i costi per le assunzioni di assistenti familiari e al tempo stesso – ha aggiunto Falabella – andrebbe ad incentivare la professionalità del settore. Si parla, infatti, di milioni di famiglie, quelle che qualcuno ha definito come ‘un esercito silenzioso’, lasciate sempre sole da un welfare strutturale che non appare più in grado di rispondere ai bisogni specifici dei cittadini e delle cittadine più vulnerabili. E tra questi vi sono segnatamente le persone con disabilità e quelle non autosufficienti. È del resto opportuno ricordare come le famiglie che assumono personale domestico si caratterizzino a tutti gli effetti come dei datori di lavoro e pertanto non si vede perché non possano usufruire delle agevolazioni che vedono coinvolti altri settori, in particolare quando tale rapporto di lavori viene avviato per garantire l’assistenza personale alle persone con disabilità e non autosufficienti. Ecco, dunque, perché è necessario un intervento finalizzato a defiscalizzare il costo del lavoro domestico, andando incontro, in tal modo, alle persone con disabilità e alle loro famiglie, che in questi ultimi anni, dalla pandemia in poi, si sono notevolmente impoverite economicamente, se è vero che la disabilità e la non autosufficienza ricadono oggi sulla sola economia familiare e personale. Se invece, come detto, il lavoro domestico continuerà ad essere escluso dai sostegni e dagli sgravi destinati agli altri rapporti di lavoro, si favorirà innanzitutto la crescita del lavoro irregolare, continuando tra l’altro a ignorare le persone con disabilità che non lavorano, da considerare quindi incapienti, non potendo pertanto detrarre fiscalmente i costi”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciamo i Lep alle Regioni

Il presidente della grande organizzazione delle associazioni di persone con disabilità interviene sull’autonomia differenziata. Si dice aperto al confronto con il Governo sui livelli minimi dei servizi erogati (i Lep) che, spiega, non debbono essere lasciati agli enti locali: «Su istruzione, sociale e sociale sanitario, se continuiamo a parlare di costi vediamo solo la spesa e non l’aspetto valoriale di un investimento per garantire pari opportunità alle persone con disabilità» entiquattro mesi per tenere alto il livello dei Livelli essenziali di prestazione (i Lep), quei livelli minimi dei servizi erogati in modo uniforme sull’intero territorio nazionale cui lo Stato è tenuto, disponendo le risorse necessarie a garantirli. Senza determinazione di Lep e del loro finanziamento non sarà possibile per una Regione ottenere maggiore autonomia. Dopo l’approvazione del quadro generale della legge sull’autonomia differenziata, sono i Lep la frontiera della trattativa. «Nei prossimi 24 mesi cercheremo di fare massa critica, a breve faremo un’analisi della norma e una valutazione d’impatto sulla vita dei cittadini e delle cittadine con disabilità e delle loro famiglie. Nei luoghi di partecipazione cercheremo inoltre di trovare quelle sinergie per intervenire», spiega Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Fish. No ad interventi al ribasso «Ormai la legge è stata approvata. Al di là delle posizioni ostraciste, abbiamo 24 mesi in cui il Governo dovrà emanare e determinare i livelli essenziali delle prestazioni, conseguenti alla possibilità del trasferimento delle competenze alle singole autonomie regionali. Incalziamo il Governo e costruiamo bene i livelli essenziali delle prestazioni» sostiene Falabella. Se così non fosse e «se gli interventi fossero al ribasso degli investimenti, si andrebbe ad alimentare quelle disuguaglianze presenti sui territori», incidendo «sulla vita dei nostri cittadini e cittadine con disabilità e sulle loro famiglie». Autonomia solidale più giusta Certo, ribadisce Falabella, «sarebbe stato più giusto lavorare più che sull’autonomia differenziata, sull’autonomia solidale, come avevamo evidenziato sin dall’inizio dell’iter di approvazione della norma. Così lo Stato avrebbe dovuto sostenere le Regioni in difficoltà per consentire una maggiore uguaglianza sostanziale facendo avanzare l’Italia sul piano dei diritti, della coesione e dell’inclusione sociale». Ma i margini per migliorare il provvedimento ci sono Per il presidente di Fish il lavoro ora è concentrarsi «sui margini per migliorare il provvedimento», e in particolare sul livello «dei Lep. Ad di sotto di una certa soglia non devono scendere. Non dobbiamo lasciare alle regioni la possibilità di definire il livello minimo delle prestazioni». In particolare, spiega, «si parla di costi, preferisco il termine investimenti. Su istruzione, sociale e sociale sanitario, se continuiamo a parlare di costi vediamo solo la spesa e non l’aspetto valoriale di un investimento per garantire pari opportunità alle persone con disabilità». Dare risposte in un contesto di welfare che va cambiato Nel dettaglio, continua Falabella, «le risorse per garantire i Lep devono essere risorse importanti. In Italia», aggiunge, «si spendono 145 miliardi in spesa sanitaria e sul sociale, limitatamente alla disabilità, poco più di 2 miliardi. A fronte di bisogni aumentati». L’obiettivo è quindi «essere pronti a dare risposte». In un quadro in cui sì «il sistema di welfare va modificato. Non più solo protezione, ma di riconoscimento dei diritti». Questo in linea teorica, «perché con l’autonomia differenziata, le regioni più ricche, con una capacità di programmazione importante, riusciranno a costruire quei servizi». Quali livelli minimi Le altre regioni, «purtroppo la stragrande maggioranza, in prevalenza le regioni del Sud, non ce la faranno». La scuola, ad esempio, «è uno degli ambiti in cui le regioni potranno intervenire. Mi chiedo, qual è il livello minimo oltre il quale non si può scendere», precisa Falabella. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Disabilità: nel decreto 62 una sfida che il Paese dev’essere in grado di cogliere

Il 14 maggio 2024 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale a conclusione di un articolato iter istituzionale il Decreto legislativo 3 maggio 2024 n. 62 recante la definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole e della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato, attuativo della Legge delega in materia di disabilità (L. 227/2021). Il provvedimento fa seguito all’adozione dei decreti rispettivamente in tema di riqualificazione dei servizi pubblici per l’inclusione e l’accessibilità e di istituzione dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e rappresenta l’autentico cuore della riforma, in linea con quanto previsto dalla Missione 5, Componente 2, del Pnrr (Riforma 1.1 “Legge quadro per la disabilità”). Il Decreto riveste una portata storica andando a riformare, semplificandola, le procedure di accertamento della disabilità (c.d. valutazione di base) e la successiva valutazione multidimensionale per l’elaborazione del progetto individuale di vita individuale, personalizzato e partecipato. La riforma interviene anche sul linguaggio normativo sulla disabilità, recependo espressamente nell’ordinamento nazionale le definizioni di persona con disabilità in linea con la Convenzione Onu modificando di conseguenza il dettato della Legge 104/92. I termini “handicap”, “handicappato”, “persona affetta da disabilità”, “diversamente abile”, etc., saranno sostituiti dalle nuove definizioni. Un cambiamento che non dovrà limitarsi al dettato normativo e regolatorio, ma investire e rinnovare anche il linguaggio usato correntemente nelle relazioni interpersonali e nei media. Il decreto si struttura in quattro capi e 40 articoli. Nel Capo I sono contenute le finalità e le definizioni generali, disponendo il superamento della categoria di handicap o di disabile con la categoria di persona con disabilità. In particolare, è definito come persona con disabilità chi presenta durature compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri. Tali compromissioni sono accertate mediante la valutazione di base, disciplinata nel Capo II, che prevede un procedimento unitario e semplificato affidato a Unità di Valutazione di Base in capo all’Inps come soggetto unico accertatore sull’intero territorio nazionale a partire dal 1 gennaio 2026. Il riconoscimento della condizione di disabilità determina l’acquisizione di tutele proporzionate al livello di disabilità, con priorità per le disabilità che prestano necessità di sostegno intensivo e delle correlate prestazioni previste dalla legislazione vigente, con salvaguardia dei pregressi riconoscimenti. Di particolare rilievo l’adozione, a fianco dell’ICD, dell’ICF (Classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e della salute) segnando in questo senso un importante passo in avanti verso l’applicazione del modello biopsicosociale. Il Capo II si conclude con l’articolo 17 dedicato all’accomodamento ragionevole, al fine di darne pieno riconoscimento e assicurarne l’effettivo esercizio, attraverso l’introduzione dell’articolo 5bis nella Legge 104/92. In particolare l’accomodamento ragionevole viene attivato in via sussidiaria e non sostituisce né limita il diritto al pieno accesso alle prestazioni, servizi e sostegni riconosciuti dalla legislazione vigente prevedendo in capo alla persona con disabilità la facoltà di richiedere, con apposita istanza scritta l’adozione di un accomodamento ragionevole, anche formulando proposta specifica. Il Capo III è dedicato alla valutazione multidimensionale e al progetto di vita individuale personalizzato e partecipato. Su richiesta della persona con disabilità viene attivata la valutazione multidimensionale, assicurando supporti ai processi partecipativi e decisionali, una valutazione svolta con metodo multidisciplinare fondata sull’approccio biopsicosociale e affidata alle unità di valutazione multidimensionali, composte da soggetti stabili e da altre figure variabili. Il procedimento si articola in 4 fasi: rileva gli obiettivi della persona e definisce il profilo di funzionamento, nei differenti ambiti di vita liberamente scelti; individua le barriere, i facilitatori e le competenze adattive; formula le valutazioni inerenti al profilo di salute, ai bisogni della persona e ai domini della qualità di vita; definisce gli obiettivi da realizzare con il progetto di vita. Ad esito della valutazione multidimensionale viene quindi elaborato dai soggetti che hanno preso parte alla stessa fase di valutazione il progetto di vita individuale personalizzato e partecipato, strumento innovativo che individua le prestazioni, i servizi e gli accomodamenti ragionevoli volti a eliminare e a prevenire le barriere e ad attivare i supporti necessari per l’inclusione e la partecipazione della persona stessa nei diversi ambiti di vita. La persona con disabilità è la vera titolare del progetto di vita e deve richiederne l’attivazione, concorre a determinare i contenuti ed esercita le prerogative volte ad apportarvi le modifiche e le integrazioni, secondo i propri desideri, le proprie aspettative e le proprie scelte. Il carattere innovativo del progetto di vita risiede in primo luogo nell’attitudine a superare la frammentazione delle prestazioni, piani di sostegno, interventi, servizi, che vengono ricomposti e armonizzati in una nuova e unitaria prospettiva esistenziale che assurge a livello essenziale. Attraverso il budget di progetto costituito dall’insieme delle risorse umane, professionali, tecnologiche, strumentali ed economiche, pubbliche e private, attivabili anche in seno alla comunità territoriale e al sistema dei supporti informali viene poi assicurato il raccordo e l’integrazione delle risorse promuovendo la destandardizzazione e soluzioni generative oltre le canoniche offerte delle reti dei servizi, anche attraverso un fondo dedicato previsto all’articolo 31 del Decreto con dotazione iniziale di 25 milioni di euro. Viene garantita la portabilità del progetto di vita anche al variare dei luoghi di abitazione, e la rimodulazione secondo il principio di continuità dell’assistenza, con una specifica attenzione al ruolo di referente per l’attuazione del progetto che assumerà connotazioni specifiche negli specifici contesti regionali e territoriali. Di fondamentale importanza la previsione di un piano di formazione di tutti i soggetti coinvolti nella valutazione di base e in quella multidimensionale, anche a livello nazionale e regionale, prevedendo risorse dedicate per gli anni 2024 (20 milioni di euro) e 2025 (30 milioni di euro). Infine il Capo IV prevede una fase di sperimentazione dal 1 gennaio 2025, della durata di un anno, che troverà attuazione in un primo gruppo di 9 province individuate dal Ministro per le disabilità in accordo con il Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno,

Buon Esame di Maturità a tutti gli alunni e le alunne con disabilità!

L’augurio del presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e Consigliere CNEL Vincenzo Falabella, agli alunni e alle alunne con disabilità che da oggi affrontano gli Esami di Maturità, «ben sapendo – scrive Vincenzo Falabella – che avete già raggiunto un grandissimo traguardo e un lodevole risultato». «E un grazie particolare ai genitori – aggiunge – per avere sostenuto i propri figli con tanto amore, coraggio, costanza e caparbietà, durante un lungo e articolato percorso scolastico, non sempre appropriato e rispondente ai loro bisogni» “E anche quest’anno siamo giunti al momento degli Esami di Maturità! Molti nostri alunni e alunne con disabilità affrontano questo importante appuntamento nei modi diversi, con spirito diverso, con emozioni diverse!Sostenete gli esami con un sorriso, con la freschezza che vi ha sempre contraddistinto in questi lunghi anni di scuola, sorridete ai vostri compagni, ai vostri insegnanti, ben sapendo che avete già raggiunto un grandissimo traguardo e un lodevole risultato.Siete stati grandi maestri di vita per me e per il mondo che rappresento.Ai vostri genitori un grazie particolare per avere sostenuto i propri figli, nostri alunni e alunne, con tanto amore, coraggio, costanza e caparbietà, con tutta la giusta attenzione, durante un lungo e articolato percorso scolastico, non sempre appropriato e rispondente ai loro bisogni”. Vincenzo Falabella: Presidente nazionale Fish-Ets Consigliere Cnel e Presidente Osservatorio Inclusione e Accessibilità Cnel © RIPRODUZIONE RISERVATA