A vent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, emerge con chiarezza il valore storico, culturale e sociale di un testo che ha contribuito a trasformare profondamente il modo di concepire la disabilità, ponendo al centro la persona, la sua dignità, la sua autonomia e il diritto alla piena partecipazione alla vita della comunità.
Quando venne approvata, la Convenzione apparve innovativa e, per molti aspetti, rivoluzionaria. Non mancarono, tuttavia, alcune perplessità, anche in considerazione del fatto che i principi di uguaglianza, dignità e tutela dei diritti erano già ampiamente richiamati dalla nostra Carta costituzionale. Ci si interrogava, quindi, sulla reale necessità di un nuovo strumento internazionale e sulla sua concreta capacità di incidere nella vita quotidiana delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Con il tempo, però, è apparso evidente come la Convenzione abbia avuto il merito di rendere più concreti ed esigibili quei principi, rafforzando il diritto all’autodeterminazione, all’inclusione, all’accessibilità e alla piena cittadinanza. La sua forza è stata quella di affermare un principio essenziale: prima della disabilità esiste la persona, con i propri diritti, relazioni, aspirazioni e progetti di vita.
Questo cambiamento culturale ha contribuito a rafforzare il ruolo delle famiglie, delle associazioni e delle stesse persone con disabilità, oggi sempre più consapevoli e partecipi. Ha inoltre reso evidente che le vere barriere non sono solo quelle architettoniche, ma anche quelle culturali e sociali che limitano inclusione e partecipazione.
Il recepimento della Convenzione con la Legge 18 del 2009 ha rappresentato un passaggio importante verso una concezione più moderna dei diritti umani e dell’inclusione sociale. Tuttavia, persistono ancora disuguaglianze territoriali che incidono sull’accesso ai servizi e sulle opportunità.
In questo contesto, una priorità assoluta è oggi garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale il diritto al progetto di vita personalizzato previsto dal Decreto Legislativo n. 62 del 2024, in attuazione dei principi della Convenzione ONU. Si tratta di una riforma che rafforza la centralità della persona, riconoscendola protagonista delle scelte che riguardano la propria vita e promuovendo autonomia, inclusione sociale, studio, lavoro e partecipazione.
Per questo è indispensabile che Parlamento, Governo e istituzioni garantiscano una piena e uniforme attuazione dei principi della Convenzione, rendendo effettivo su tutto il territorio nazionale il diritto al progetto di vita personalizzato previsto dal Decreto Legislativo n. 62 del 2024. Solo così l’inclusione potrà tradursi in diritti realmente esigibili e non diseguali, assicurando a ogni persona con disabilità, indipendentemente dal luogo in cui vive, pari opportunità di accesso allo studio, al lavoro, alla mobilità e alla partecipazione piena alla vita sociale del Paese.